IL CARO CARBURANTE È IL PREZZO DELLA DIPENDENZA
Risorgere esprime la propria solidarietà agli agricoltori siciliani mobilitati contro il caro carburante e contro l'aumento insostenibile dei costi di produzione.
Questa protesta è giusta perché nasce da una condizione concreta: chi lavora la terra non riesce più a sostenere i costi necessari per produrre. Il gasolio è indispensabile per trattori, irrigazione, trasporti e lavorazioni agricole. Quando il suo prezzo aumenta, aumenta il costo di ogni prodotto che arriva sulle nostre tavole.
Ma non basta chiedere un piccolo sconto sul carburante. Il problema è molto più profondo.
Il caro carburante è una conseguenza in primo luogo delle guerre scatenate dall'Occidente. Gli Stati Uniti e Israele hanno provocato una guerra regionale nell'Asia occidentale, aggredendo l'Iran a seguito delle stragi già commesse in Palestina, Libano e Yemen, mentre gli Stati Uniti e l'Unione Europea hanno scelto da anni la strada dello scontro con la Russia, imponendo sanzioni che colpiscono direttamente il settore energetico. L'UE continua tuttora a vietare diverse importazioni e operazioni legate all'energia russa, cosa che danneggia direttamente i lavoratori italiani.
A pagare queste scelte non sono i grandi strateghi di Washington e Bruxelles o gli speculatori di borsa. Pagano i lavoratori, gli autotrasportatori, i pescatori, gli agricoltori e le famiglie.
E mentre il governo propone misure temporanee e tetti di poche settimane, l'agricoltore sa bene che la propaganda non paga il gasolio, non riempie il serbatoio del trattore e non copre i costi di produzione. Il problema non è soltanto quanto costa oggi il carburante: è il fatto che l'Italia non controlla più pienamente le proprie fonti energetiche, le proprie filiere produttive e le proprie scelte economiche.
Lo stesso vale per l'agricoltura, dove peraltro il rientro dagli investimenti in gasolio prende in genere un anno.
L'Italia importa una parte rilevante delle materie prime necessarie alla propria alimentazione mentre migliaia di aziende agricole sono schiacciate tra costi crescenti, prezzi riconosciuti alla produzione insufficienti, burocrazia, grande distribuzione e concentrazione della filiera.
Noi vogliamo che questa situazione finisca.
Vogliamo:
carburante ed energia a prezzi sostenibili per chi produce;
prezzi equi alla produzione e contrasto alle vendite sottocosto;
una PAC orientata prioritariamente alle piccole e medie aziende che lavorano realmente la terra;
meno burocrazia e meno costi indiretti per l'agricoltura familiare;
modernizzazione e automazione del settore agricolo;
accesso alla terra, al credito e all'acqua;
tutela della produzione agricola italiana dalla concorrenza internazionale sleale;
sviluppo delle filiere corte e della trasformazione nazionale;
sovranità alimentare ed energetica.
Ma soprattutto vogliamo restituire all'Italia la possibilità di decidere del proprio futuro.
Un Paese che deve chiedere il permesso alle grandi potenze per la propria politica estera non è pienamente indipendente. Un Paese che dipende dall'estero per energia e materie prime non è pienamente sovrano. Un Paese che lascia morire i propri agricoltori non può dirsi padrone del proprio destino.
Per questo la lotta degli agricoltori siciliani non riguarda soltanto gli agricoltori.
Riguarda tutti noi.
Contro il caro vita. Contro la guerra. Contro la subordinazione dell'Italia. Per la sovranità alimentare, energetica e produttiva. Per un'Italia libera, indipendente e capace di decidere autonomamente le proprie politiche.
RISORGERE